martedì 21 giugno 2016

Fuga apparente 2

<<Credo che esploderò, ne ho mangiate troppe>>, disse ridendo sommessamente Caisy.
Su un gradino gelido accanto al negozio di caramelle c'erano solo lei e Ryan, a strafogarsi, parlare di dolci per evitare discorsi più seri, ridere mostrando una spiccata complicità.
Se qualcuno li avesse guardati anche solo di sfuggita avrebbe giurato che fossero innamorati e, molto probabilmente, due fidanzatini.
Ma non era così. Caisy ancora faticava ad ammettere anche solo a sé stessa che ciò che provava per Ryan andava ben oltre l'amicizia.
Era una ragazza che non amava mostrare le proprie debolezze, e proprio per questo, dato che i suoi occhi la tradivano sempre, distoglieva lo sguardo diretto da lui e preferiva scherzare, chiacchierare di cose leggere.
<<Sei sempre così solare, non ti ho mai vista triste>>, disse Ryan improvvisamente, visibilmente intenerito da quel lato di Caisy che, aveva visto bene, gli sembrava per metà una maschera, uno scudo, una difesa da qualcosa. Ma da cosa?
Lui era troppo ingenuo ed acerbo sentimentalmente per afferrare. Gli sarebbe servito un po' di tempo. Viveva alla giornata, senza farsi troppi problemi. Sapeva ascoltare le persone interessanti e non si curava di quelle a suo parere noiose.
Caisy lo rapiva, ma a differenza della ragazza, che litigava continuamente coi propri sentimenti e dava vita a continue piccole e grandi risse tra cervello e cuore con approfonditissime e maniache autoanalisi, non si chiedeva il perché.
Viveva quel che gli capitava e quel che gli andava senza farsi troppe domande. Ma anche lui possedeva i suoi piccoli luoghi segreti.
Mentre Caisy bastava guardarla con un po' d'attenzione ed interesse per capire che era una ragazza solare ma sensibile e piena di emozioni contrastanti che la mettevano a dura prova con se stessa, lui non dava proprio a vedere il suo essere.
Sapeva ascoltare, ma parlava poco di lui. Il cuore, magari, gli batteva, ma sul suo viso si vedevano solo quegli occhioni intenti a cogliere ogni particolare dell'espressione del suo interlocutore.
Volutamente, spostava l'attenzione sugli altri. E ci riusciva. Sempre.
Ma Caisy, che lo osservava bene, anche se colta alla sprovvista ed imbarazzata dalla repentina affermazione di lui, rispose:
<<E tu sei sempre così silenzioso, ascolti ma non ti racconti, eppure quei tuoi occhietti la sanno lunga>>, disse velocemente e senza riflettere, come se avesse detto ad alta voce un pensiero che in realtà non aveva intenzione di esternare. Era riuscita, per la prima volta (involontariamente), a fare quello che di solito riusciva bene solo a Ryan, e che gli invidiava: distogliere l'attenzione da sé.
A lui si spense improvvisamente il sorriso. Qualcosa (o qualcuno?) forse per la prima volta lo aveva guardato bene. Dentro. Davvero.
Questo lo colpiva, lo smuoveva, cominciava a farlo vacillare. Per la prima volta.
Furono istanti di silenzio, occhi negli occhi, nessuna parola per esprimere la stranezza di ciò che stavano provando, di cui si stavano accorgendo.
Sembrava ad entrambi che nessuno li avesse mai guardati con attenzione.
E che, stavolta, qualcuno invece lo stava facendo. Ed era come conoscere quella persona da una vita, perché oltre ad aver capito cose che nessun altro aveva mai colto, l'uno stava insegnando all'altra, addirittura, qualcosa in più su se stesso.
Un auto schizzò loro addosso l'acqua di una pozzanghera.
Caisy ringraziò quella distrazione arrivata dall'esterno per aiutarla a togliersi dal tremendo imbarazzo.

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