Dovevo capirlo quando mi illudevo di essere felice nell'affanno di essere migliore, nel sospetto così forte che poteva solo dire il vero ma non volevo ammetterlo, nel credere alle favole e alle belle parole, nel credermi mezza da sola ed intera in due, nello stare zitta di fronte al sesto senso e al malessere che esso provocava perché represso, nel l'annullamento totale di me stessa.
Dovevo capirlo che non era felicità, non era serenità, non era stabilità, non era amore. Ed io ero così stupida e ingenua. Così debole e sciocca da credere che non avrei potuto bastarmi senza un uomo accanto, che sarei morta senza.
Dovevo capirlo.
E l'ho poi capito.
Quando appena sola cominciavo a riacquistare la salute, la voglia di ridere, uscire, conoscere, quando la mia personalità, in realtà forte, tornava a dominare.
Quando mi facevo bella solo per me stessa, quando incontrando un uomo ormai era tutto diverso: non erano più le chiacchiere e le battute da circo ad attrarmi, ma un lieve rossore alle guance incornicianti un sorriso timido sovrastato da grandi occhi genuini.
L'ho capito, che sono le notti insonni a litigare per poi risvegliarsi abbracciati, le prese in giro e le risate, le lacrime e i dolori, i sacrifici e i denti stretti per il nodo allo stomaco, i silenzi pieni di significato, la percezione che tutto è reale e dunque imperfetto, non c'è menzogna, non c'è sospetto, non c'è il tacere per paura di scoprire, c'è il discutere anche a costo di perdersi per poi invece ritrovarsi più uniti di prima, nel capire che da sola sono intera ma con lui piena, senza quel vuoto, nella sincera dimostrazione di me stessa, anche quando dura o severa, nell'impormi quando mi sento poco rispettata anche a costo di perdere, ma assicurandomi di essere veramente amata, soprattutto per quella che sono. Senza annullarmi, senza reprimere questo carattere complicato ma ben delineato e forte. In un'anima eccessivamente sensibile.
L'ho capito, quando ho visto che non ero la sola ad aver paura di scoprirsi, quando vedevo da un viso espressivo la sincerità dei sentimenti a stento difesi a scudo, quando mi sono mostrata davvero, più volte, e lui è rimasto. Mi ha presa e ripresa, quando mi voltavo per andarmene, per paura. Per quella che sono.
L'ho capito, che la felicità e l'amore sono tutt'altro. Che non sono sinonimo di "favola" e "rose e fiori", ma di "pregi e difetti mostrati ma amati, difficoltà vere e momenti di distanza superati".
L'ho capito sì, che è tutt'altro.
Nessun commento:
Posta un commento