venerdì 24 giugno 2016

Tormentata

Gli corse dietro, pentendosi di quelle parole amare.
Lo raggiunse. Il braccio, riuscì ad afferrarglielo. Forse con troppa veemenza, che sembrò violenza, rabbia. In realtà era come dirgli:"Non andartene, io ti amo".
Ma dalle labbra le uscì molto di più. Mentre le lacrime le rigavano le guance involontariamente riuscì a parlare con una voce così calma e chiara, che si sorprese di se stessa.
Buttò giù tutto quello che in quel momento le passava dalla pelle fino al cuore, senza pensare alle conseguenze.
"La mia anima inquieta vorrebbe solo trovare pace. E con te la trova. Le basta, alla mia anima, una carezza, uno sguardo. E tutto si calma. Non so perché lei sia così, così tormentata, da sempre e forse sempre più, o sempre meno, non lo so. Sa toccare il cielo e poi il fondo in un secondo. Sa sdoppiarsi in una maniera che io ancora non comprendo. Io non so se quest'altalena ti piaccia o no, a volte mi sembra proprio di no e allora la paura mi assale, altre invece mi sembra che nonostante ciò tu ami la mia anima e quindi accetti anche le altalene. Io non ti chiedo di restare se non vuoi più, ti chiedo solo di non andartene così".
Per tutto il tempo che lei parlò lui rimase immobile, col braccio verso l'alto, il gomito piegato ed il polso nella presa stretta e sentita di lei. Con la testa bassa ascoltò ogni parola. Probabilmente fu la sua anima ad ascoltare, più che le sue orecchie. Era così, ogni volta. Paradiso e poi tormento, poi di nuovo paradiso. Ma non aveva mai conosciuto creatura più particolare, speciale e bella.
La guardò, lei aveva uno sguardo impaurito che diceva:"Dimmi qualcosa, ti prego".
Il cuore di lui, come ogni volta, sentì il calore.
"Ti amo, non vado da nessuna parte. Tranquilla".
E l'abbracciò, mentre il cielo cominciò a piangere. Di gioia.

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