mercoledì 17 agosto 2016

I miei silenzi

Posso parlare e provare ad esprimere ciò che sento all'infinito. Ma i miei silenzi diranno sempre di più di ogni parola. E li capirà solo chi saprà e vorrà leggerli.

Un freddo e ventoso giorno di febbraio

Pioggia battente.
Freddo e vento.
La giacca non basta a coprirmi.
Il freddo le passa sotto
E mi arriva dentro.
Mi gela il cuore,
Mi morde lo stomaco.
E la giacca è piccola
Per il freddo che sento.
Fino all'anima.
Le tue mani e le tue braccia
Nemmeno loro bastano
Loro che di solito guariscono tante cose in me e su di me
Stavolta fanno bene
Ma fanno anche un male assordante.
Mi guardi piangere
Inconsolabile
Mentre mi accarezzi il viso
In silenzio
Senza nulla da dire.
Non so se sarà l'ultima
Non so se e quando ci sarà una prossima volta.
Sali su quell'autobus maledetto
Che ti porterà verso un volo oltreoceano.
In silenzio ti lascio la mano e tu te ne vai.
Non ti scorgo più.
In un messaggio mi dici "sei la mia vita", mentre l'autobus parte.
Il freddo si fa sentire ancora di più.

Contraddizione

Vivo guidata da una grande contraddizione: la paura di tutto; di fallire, di perdere qualcuno, di soffrire. E magari mi freno, e magari mi arrovello e mi contorco stomaco e anima con preoccupazioni e timori. E la convinzione che però voglio vivere ogni istante più che posso e, soprattutto, con le persone che amo accanto il più possibile. Ché la vita non sai mai cosa ti riserva, non bisognerebbe sprecare nessun istante. Bisognerebbe vivere di più sapendo che da un momento all'altro tutto potrebbe cambiare, o finire.

Nonostante

Nonostante la tua indescrivibile stanchezza,
nonostante tu non abbia il tempo neanche per te stesso,
nonostante tu sappia che sarà solo per due o tre ore,
tu, certe volte, prendi la macchina, attraversi quei 60 kilometri che ci separano, che di per sé non sarebbero neanche tanti, se tu non lavorassi così tanto e senza mai un giorno di tregua.
Ma prendi quella macchina e, mentre io me ne sto sul letto triste perché il tuo lavoro ci separa e ci permette poco tempo, pochissimo insieme, inaspettatamente mi scrivi "chiamami, ma affacciati alla finestra perché il telefono non ti prende bene". E io capisco. E io trasformo quel muso lungo in una curva dolce e solare chiamata sorriso. E io mi affaccio e ti sorrido, senza dire niente per alcuni secondi.
Nonostante i demoni che ti ho a volte mostrato, qui, dentro di me, tu mi vuoi. Tu mi ami. E io questo non lo dimenticherò mai. Anche se un giorno smetterai. Spero mai.

Ti amerò

Ti amerò ancora, al di là di ogni confine immaginabile, perché sei dentro di me come mai nessun altro. E scusa se a volte ho paura, ma le cose belle spaventano tanto e forse anche tu lo sai. Ti amo, sei qui e ti accarezzo mentre dormi, mi appartieni, ti appartengo.