giovedì 23 giugno 2016

Daniel

Una casa grande, le finestre enormi per far entrare la luce.
Quelle stesse finestre facevano entrare le tenebre, quando il cielo decideva di mandare pioggia battente e fulmini.
Specie quando Lisa si ritrovava così, seduta sull'orlo del divano, sola in una casa troppo grande, con le mani sul viso, a coprire gli occhi, in un pianto soffocato, singhiozzante, che sembrava voler vomitare l'anima lacerata, invano.
Le gocce di pioggia formavano piccoli diamanti lucenti sul vetro del finestrone e tra tutte quelle luci, gente con gli ombrelli che sfuggiva al temporale all'ultimo istante, suoni di clacson per imbottigliamenti, sicuramente baci rubati o cuori infranti, sotto quel battere monotono ed assordante, Lisa vedeva solo il buio delle undici di sera. E il silenzio, il silenzio dentro quell'abitazione, l'eco di esso attorno e dentro al cuore.
Il suo piccolo Daniel le mise la minuscola e cicciottella manina sulla coscia e preoccupato, con voce fioca ed incerta, chiese alla giovane madre:
<<Mamma, perché l'amore finisce?>>
<<Tesoro, l'amore finisce se non era amore.>>
<<E come si fa a sapere se lo è? Tu piangi, quindi non lo sapevi..>>
<<Non lo sai mai. O meglio, a volte vuoi crederci, altre davvero vedi solo ciò che vuoi vedere senza nemmeno rendertene conto. Bisogna farci i conti, nella vita. Forse, un giorno, sapremo riconoscerlo. E' raro però, tesoro, molto raro. E ricorda che però l'amore di una madre e un padre per i proprio figli è l'unico amore che non potrà mai svanire. Noi ci saremo sempre, piccolo mio, anche se il destino ci ha divisi, per te ci saremo sempre.>>
<<Mamma, quindi un giorno soffrirò anche io così?>>
<<Può darsi, amore, può darsi. Ma ti servirà, ti forgerà. E ti posso assicurare una cosa: non saper amare è molto più triste.>>
Il bambino non capiva fino in fondo le parole della madre, ma assorbiva come una spugna. Sarebbe diventato un brav'uomo.
Passarono vent'anni. Daniel ne aveva 28. Lisa lo aveva lasciato un giorno improvvisamente, quando lui aveva solo dieci anni, in un incidente d'auto fatale.
Era diventato forte, coraggioso e aveva scoperto di saper amare. E quindi di saper soffrire, immensamente. Ricordò sempre le parole della madre e vi trovò sempre riscontro nella sua realtà.
Lo aveva davvero quasi cresciuto come se stessa, le somigliava moltissimo. Non solo gli occhi ed i capelli lucenti, ma quella sensibilità comprensibile a pochi.
Rientrò a casa. Pioveva, tuonava. La casa era grande, e c'era solo lei, sul divano, con le mani sul volto, a coprire gli occhi in lacrime. Anna, la ragazza che conobbe due anni prima, di cui s'innamorò dopo aver creduto di non poterci più riuscire.
Era lì che piangeva, disperata. Avevano litigato, era un periodo difficile. Ma Daniel, dopo aver sbattuto la porta minacciando di andarsene (sembrava finita), tornò.
Quella manina ora era una mano d'uomo, la poggiò sui capelli mossi di lei, li accarezzò e le disse:
<<Amore, l'amore non finisce se era amore. Ed io dovevo tornare indietro, qui da te.>>

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