Dormi, sogni nel tuo letto. Sei al sicuro, non può succederti niente. E poi Boom. Crash, boom, bang, boomboomboomboom, crash, crash. E' buio, il rumore assordante, sempre più forte, sempre più violento, ti paralizzi e urli, oppure cerchi di scappare ma cadi. La casa si muove troppo, "sta per crollare" pensi, e urli ancora, vuoi scappare ma non riesci, sai che fuori è più pericoloso. E allora boom, crash, boom, vi guardate tutti negli occhi, terrorizzati, "non smette!" urlate disperati. E' tutto sfocato, il movimento violento rende poco lucide le immagini dell'abitazione. Si ferma. "Non si ferma!". Si ferma. Boom. Ancora. Si ferma. "Scappiamo!" e per strada un abbraccio mentre ancora la terra trema sotto i piedi e le case ballano di fronte a te. "Di qui a pochi chilometri qualcuno sarà morto. Un altro posto, ancora, dopo soli sette anni, è stato per forza distrutto. Qui ci sono crepe, anche larghe e profonde. E non è l'epicentro." Lacrime, forza allo stremo, notti insonni. Macchine, materassini, occhiaie, lacrime, nausea, passeggiate senza forze solo per non stare in casa.
E poi dormi? No. Come si fa a dormire? Non sei al sicuro, non è vero che non può succederti niente. Se non muori, una parte dentro di te, per almeno la seconda volta in pochi anni, si spezza, si squarcia. Può riaddormentarsi dopo alcuni anni, ma risvegliarsi non appena, nel cuore della notte, il mostro ti coglie impreparato. Nudo. Impotente. Non è giusto. Non è così che dovrebbe essere. Fa male. Sanguina. Sanguinerà per sempre.
Mezzo cuore all'Aquila, mezzo cuore ad Amatrice.
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